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La maledizione dell'unico anello

«I firmly believe that any man's finest hour, the greatest fulfillment to all he holds for, is that moment when he has worked his heart out in a good cause and lies exhausted on the field of battle - victorious»(Vince Lombardi).

«Questo è l'anello sovrano, quello che serve a dominarli tutti. È quell'unico che perse molto tempo fa, affievolendo di parecchio la propria potenza. Lo desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma non deve mai più riaverlo». (Gandalf).

E così e finita anche per quest'anno. Il Superbowl di Santa Clara, il cinquantesimo della storia, ha archiviato la stagione 2015 del football americano, e mentre Peyton Manning può finalmente gongolare un po', a noi appassionati di caschi, imbottiture e partite in piena notte non resta che andare a recuperare qualcuno degli spunti di riflessione che un'annata così intensa ha inevitabilmente seminato una yard dopo l'altra...
Ma in fondo il football è anche questo: un sacco di tempo per spulciare…
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L'uomo nero

L'uomo nero marciava verso sud facendo attenzione ai rumori della notte lungo quella statale 51 che prima o poi lo avrebbe portato fuori dall'Idaho e dal Nevada. Quella era la sua terra, e nessuno la conosceva e la amava più di lui: sapeva esattamente dove portavano le strade e le percorreva ogni notte. Adesso, circa un'ora prima dell'alba, si trovava da qualche parte a ovest di Twin Fall, a nord della Duck Valley Reservation.
Camminava spedito, e quando all'orizzonte vedeva arrivare una macchina si rintanava quanto più poteva giù per il ciglio a lato della strada, tra l'erba alta. Mentre l'auto lo sorpassava il conducente avvertiva solo un leggero brivido, come se fosse stato sfiorato da un brutto sogno.

Andava avanti, senza fermarsi. 

I suoi occhi erano accesi dalla frenesia e sul viso portava una cupa ilarità. Era il viso di un uomo odiosamente felice, attraente e orribile insieme. Un viso capace di mandare in frantumi i bicchieri, un viso capace di trasf…

Pelle di dinosauro

Lasciarono il reparto per recarsi in una saletta riunioni. Il matematico si sedette posando il bastone sul tavolo. La Gelman abbassò le luci e accese un proiettore. «Okay. Ecco un primo piano del materiale che mi hai inviato. Come vedi, si tratta di frammenti di tessuto animale. Il tessuto è quattro per sei centimetri. Ad esso è stata applicata una targhetta di plastica verde, di due centimetri quadrati. Il tessuto è stato tagliato con un coltello non troppo affilato».
Malcolm annuì. «Cos'hai adoperato, Ian: il coltellino da boy scout?». «Una toba simile». «D'accordo. Cominciamo dal frammento di tessuto». Comparve la diapositiva successiva: un ingrandimento al microscopio. «Questa è una sezione istologica dell'epidermide. Le slabbrature indicano i punti in cui si sono verificate le alterazioni necrotiche. Ma la cosa interessante è la disposizione delle cellule epidermiche. Avrai notato la densità dei cromatofori, cioè delle cellule contenenti i granuli di pigmento. In sezi…

Snake of the Lake(rs): Black Mamba

Vi piace la pallacanestro? Se la risposta è sì, è probabile che oltre al campionato italiano seguiate, magari solo da lontano e con tutte le difficoltà del caso, il basket NBA. Se è così, allora saprete sicuramente che quest'anno i Warriors sembrano una squadra pazzesca, che gli Spurs (altra squadra che sembra pazzesca) hanno tramortito i miei poveri Grizzlies (che ci volete fare, adoro il Grit 'n' Grind e quel ciccione di Z-Bo), e che i Cavaliers hanno appena smazzato alla grande gli Hawks con un acquazzone di triple. Ma anche che poche settimana fa, con una qualunquissima partita da 60 (!) punti, si è definitivamente ritirato dallo sport giocato un certo Kobe Bryant, in arte Black Mamba... e se prima non avete bluffato e la pallacanestro vi piace per davvero direi che ogni presentazione ulteriore diventa superflua, così come ogni riflessione sulla legittimità di un soprannome tanto aggressivo (per un ripasso potete spulciare qui e soprattutto qui). Sportivamente parland…

Il dovere della memoria

Calciatore ti ricordi? Ti ricordi di quando ancora sognavi? Avevi dodici anni, e quando chiudevi gli occhi sognavi dribbling, gol e applausi. Suoni ed emozioni. Quanto era triste essere costretti a svegliarsi e a fare ritorno da un'idea così bella, così lontana. Impossibile. Ti ricordi la prima volta che sei andato allo stadio? La prima volta che hai visto dal vivo il tuo idolo? E che brivido il respiro di quello stadio immenso e colorato. Che brutto scoprirsi umano, credere che non è così, che mai e poi mai, a chi potrebbe venire in mente... E il tuo primo allenamento con i grandi? Te lo ricordi? Nel tuo infinito entusiasmo si leggeva la voglia di sembrare uguale a loro, di non far notare la differenza. Che paura di non riuscire, di non farcela, di essere lì per caso... Ma poi arrivò il momento del tuo primo contratto da professionista. Doveva esserci un errore, a chi poteva venire in mente di pagarti? Ma ti guardasti intorno, riservando all'intimo della tua coscienza più pr…

La mia vita insieme a Lara

Che poi uno dovrebbe pensare a questioni più serie, me ne rendo conto...
Il tempo è sempre il peggiore dei tiranni: le cose da fare si moltiplicano, gli impegni si accavallano e alla fine non rimane che guardarci indietro, pensando con malinconia a tutto ciò che siamo stati costretti a trascurare. Già nel I secolo a. C. un noto blogger provò ad avvertirci che tempus fugit, ma nonostante l'evidente saggezza di tale consiglio, ammetto di non essere mai veramente riuscito a farne tesoro, tanto che qualche settimana fa, nonostante i mille-mila impegni di questi mesi, ho pensato bene di compiere il più classico dei gesti sconsiderati: mi sono comprato una copia usata di Tomb Raider (quello del 2013).
E insomma, buona notte...
Ma cercate di capirmi: la serie dei giochi di Tomb Raider è forse quella che più di ogni altra ha accompagnato gli anni della mia adolescenza: attraverso tre diverse generazioni di Playstation (e un PC), i Tomb Raider li ho giocati tutti, li ho finiti tutti. E, ov…

Apocalypse review

In alcuni dei post precedenti abbiamo velocemente ripercorso la storia delle principali teorie evolutive... ricordate? Il nostro viaggio immaginario era iniziato nella Parigi illuminista e pre-rivoluzionaria di fine Settecento, dove abbiamo incontrato un George Cuvier parecchio contrariato. Il cattivo umore del barone, però, non era provocato tanto dal nostro molesto atteggiamento da turisti iper-moderni (ecco, la vedete quella? È la Bastiglia! Fatele una foto con lo smartphone e caricatela sul cloud finché siete in tempo!), quanto piuttosto dalla presenza di quegli odiosi fossili che sembravano proprio fare a pugni con l'idea, allora dominante, che l'estinzione biologica non fosse possibile.

Di come andò in seguito abbiamo già parlato, e nonostante queste comprensibili difficoltà iniziali da allora la scienza è fortunatamente riuscita a fare veri e propri passi da dinosauro (!), tanto che oggi è ben chiaro a tutti come l'estinzione sia non solo possibile, ma addirittura